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Curiosità: La spina elettrica

Chi ha inventato la spina Elettrica?   

Forse, non tutti conoscono la storia della Spina Elettrica e come selezionarla  in base al Paese di utilizzo.  Mr. Harvey Hubbel (1857-1927) nasce  a Bridgetport  Connecticut, è stato: Inventore, Imprenditore e Industriale. 

Nel 1904 inventa per gli Stati Uniti la spina di alimentazione elettrica , in un secondo tempo con il diffondersi dell’utilizzo dell’elettricità sia per il riscaldamento che per gli elettrodomestici si rese necessario questo nuovo e pratico sistema di connessione.

Successivamente, ogni Paese decise di sviluppare una propria spina/presa anzichè percorrere la strada dell’unificazione, ecco la motivazione per cui siamo sommersi da diversificate tipologie di spine.

Diversi sono stati i tentativi di creare l’Eurospina, ma i singoli Paesi sono estremamenti restii ad applicare questo standard. Il cambiamento, anche se lentissimo, ha già avuto inizio, la Commissione Europea ha studiato e creato una nuova spina elettrica; IEC 60906-1 (fasi + terra 250V) e nel 1986 la Commissione Elettrotecnica Internazionale ha reso pubblico il nuovo modello.

A oggi nessuno ha utilizzato questa nuova tipologia di spina, solamente il Brasile l’ha adottata chiamandola NBR. Vi sono state successive modifiche; IEC 60906-2 per 125V e IEC 60906-3 per B.T.”

 

www.tropiland.it/spine/ it.wikipedia.org/wiki/Standard-elettrici-nel-mondo  

Curiosità: I cavi per l’energia

I cavi per l’energia sono costituiti da uno o più elementi detti anime. In base al numero di anime vengono detti: unipolari, bipolari, tripolari, quadripolari ecc. e il loro numero è determinato dal particolare sistema elettrico di cui fanno parte. Ciascuna anima è costituita da un conduttore (di rame, di alluminio o sue leghe) ricoperto da un isolante. La sezione del conduttore è funzione della corrente elettrica con cui viene trasmessa lenergia elettrica.

Quanto più è grande la sezione del conduttore, tanto più è difficoltosa la movimentazione del cavo durante la sua posa e l’utilizzo. Quando è necessario migliorarne la flessibilità, il conduttore viene realizzato invece che con un filo unico o con pochi fili di grossa sezione cordati tra loro (conduttore rigido), da tanti fili sottili cordati tra loro (conduttore flessibile). Quanto più i singoli fili sono sottili tanto più l’anima risulta maneggevole. Per ogni sezione e formato del conduttore (numero e sezione dei singoli fili) di un determinato tipo di cavo, viene fissato dal costruttore il raggio minimo di curvatura sotto cui non bisogna scendere durante la posa o l’utilizzo del cavo stesso per non comprometterne l’integrità.

L’isolante può essere costituito da materiale tessile, carta (per lo più impregnata da particolari oli isolanti), gomma, mescole a base di PVCpolietilene o altri speciali materiali sintetici. Lo spessore e le caratteristiche tecniche dell’isolante devono essere tali da garantire che i diversi conduttori non vengono mai in contatto tra loro e che, in base alle caratteristiche del materiale isolante usato, si trovino sufficientemente distanti affinché il diverso potenziale elettrico che esiste tra loro non dia origine a una scarica elettrica.

Cavi in PVC

Il polivinilcloruro, noto anche come cloruro di polivinile o con la corrispondente sigla PVC, è il polimero del cloruro di vinile, avente formula -(CH2CHCl)n– e peso molecolare compreso tra le 60 000 e le 150000 u. È il polimero più importante della serie ottenuta da monomeri vinilici ed è una delle materie plastiche di maggior consumo al mondo.

Il cloruro di polivinile fu osservato per caso in due occasioni nel corso del XIX secolo, prima nel 1835 da Henri Victor Regnault e quindi nel 1872 da Eugen Baumann. In entrambi i casi una massa bianca solida di polimero fu trovata all’interno di bottiglie di cloruro di vinile lasciate esposte alla luce solare.

All’inizio del XX secolo i tentativi di uno sfruttamento commerciale del prodotto da parte del russo Ivan Ostromislenskij e del tedesco Fritz Klatte della Griesheim-Elektron furono frustrati dalla difficoltà di lavorare il materiale, troppo rigido e fragile.

Nel 1926Waldo Semon della B.F. Goodrich sviluppò una tecnica per rendere lavorabile il PVC, miscelandolo con degli additivi plastificanti. Il prodotto risultante, più flessibile e facile da lavorare, raggiunse presto un diffuso utilizzo.

 

Cavi in gomma: RRF

Il poliisoprene naturale è anche detto gomma naturale o caucciù. Lattici gommosi si possono ottenere da numerose piante: se ne contano più di trecento, tutte viventi nei territori tropicali. Quella di gran lunga più importante è Hevea brasiliensis, originaria del bacino del Rio delle Amazzoni (Parà), attualmente coltivata in tutte le regioni tropicali e sub-tropicali adatte, che da sola fornisce circa il 90% della produzione mondiale di gomma naturale.

La gomma naturale, pur avendo molte utili proprietà, presenta anche alcuni inconvenienti. Un tempo i manufatti di gomma risultavano appiccicaticci e maleodoranti, rammollivano con il caldo e indurivano con il freddo. Si cercò allora, mediante trattamenti meccanici e miscele di opportuni additivi, di render stabili le proprietà della gomma. Un primo successo si ottenne con il masticatore a cilindri concentrici di Th. Hancock che, snervando il materiale, lo rendeva plastico e idoneo ad assorbire gli additivi (1820); ci si rivolse quindi alla ricerca di metodi di lavorazione chimico-fisici delle mescole e, con solventi idonei (etere, trementina, petrolio), si giunse a ottenere soluzioni gommose relativamente stabili adatte a impermeabilizzare tessuti (Ch. MacIntosh, 1823) e a ottenere fili elastici (Th. Hancock, 1837).

La completa stabilità delle proprietà della gomma fu ottenuta nel 1839 da Charles Goodyear che inventò la vulcanizzazione, un processo mediante il quale si creano delle reticolazioni fra le catene polimeriche per riscaldamento della gomma in presenza di zolfo. Le reticolazioni aumentano la resistenza della gomma e fungono in un certo senso da “memoria” che aiuta il polimero a riprendere la forma originale dopo uno stiramento.


Cavi in neoprene: RNf

Il neoprene è la denominazione commerciale dell’azienda “DuPont Performance Elastomers” per una famiglia di gomme sintetiche basate sul policloroprene (forma polimerica del cloroprene)[1].

Il neoprene è stato inventato nel 1930 dagli scienziati Arnold Collins e Wallace Carothers dell’azienda DuPont dopo che il Elmer K. Bolton dei laboratori DuPont assistette ad una conferenza di Julius Arthur Nieuwland, professore di chimica alla University of Notre Dame[2].

La ricerca di Nieuwland era focalizzata sulla chimica dell’acetilene e durante il corso del suo lavoro produsse l’acetilene divinilico, una gelatina che si consolida in un composto elastico simile alla gomma una volta passato sopra il dicloruro di zolfo. Dopo che DuPont comprò i diritti di brevetto dall’Università, Wallace Carothers di DuPont assunse la direzione dello sviluppo commerciale della scoperta di Nieuwland in collaborazione con Nieuwland stesso. Le ricerche alla DuPont si concentrarono sull’acetilene monovinilico e fece reagire la sostanza con il gas dell’acido cloridrico, producendo il cloroprene.

Il neoprene (originalmente denominato duprene) è stato il primo residuo della gomma sintetica prodotto a larga scala. Esso appartiene alla famiglia degli elastomeri di sintesi (ovvero delle gomme sintetiche) e si presenta come una gomma porosa, la cui massa è costituita da cellule gassose uniformemente distribuite. Le principali caratteristiche sono l’elasticità, la resistenza al taglio e allo schiacciamento, la resistenza all’invecchiamento atmosferico e al calore, e inoltre risulta essere inerte verso molti agenti chimici, oli e solventi. Per questi motivi trova importanti applicazioni nel campo dell’industria chimica, automobilistica, nautica, e nella realizzazione di raccordi, guarnizioni, rivestimenti protettivi e indumenti (ad esempio, mute subacquee).


il Caucciù

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